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POLITICAMENTE ANNO VIII, N. 81 – MAGGIO 2013
Si allarga il fronte anti-euro
I termini fissati dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale per il “salvataggio” di Cipro (rectius, delle banche cipriote e tedesche) rischiano di provocare un panico finanziario di proporzioni globali. La versione corrente del piano – che richiederà un voto del Parlamento di Nicosia – prevede una somma pari a dieci miliardi di euro messa a disposizione dall’UE e dal FMI alle banche dell’isola (chiuse per diversi giorni al fine di evitare ritiri in massa da parte dei depositanti), più altri sei miliardi ricavati attraverso una tassa sui depositi bancari. Allo stato attuale, i conti correnti con un saldo inferiore a 100mila euro sembrerebbero esenti, mentre quelli che vanno oltre tale importo affronteranno un prelievo forzoso fino al 30%. Tutto ciò rappresenta una violazione palese delle più elementari garanzie: che gli investitori e i risparmiatori siano tutelati dalle conseguenze delle cattive pratiche delle banche. L’intervento di Berlino, che ha delineato la misura – in maniera poco credibile – come una politica per colpire gli “oligarchi russi che usano Cipro come paradiso fiscale”, non ha fatto nulla per diminuire l’indignazione pubblica: la decisione di sequestrare il denaro dei conti correnti potrebbe provocare una corsa agli sportelli in altri Paesi europei, poiché Cipro verrebbe considerato come un avvertimento di quello che potrebbe accadere in futuro. Vi siete mai chiesti come fanno le grandi banche a guadagnare montagne di soldi? La verità è che gran parte di questi ricavi deriva dal gioco d’azzardo, incautamente. Se vincono le loro scommesse, le banche diventano favolosamente ricche. Se perdono, sanno comunque che i governi interverranno per salvarle – perché sono “troppo grandi per fallire”. I salvataggi avverranno o con le nostre tasse oppure – ed è il caso di Cipro – le banche saranno autorizzate a “ricapitalizzarsi” arraffando i soldi direttamente dai depositi dei loro clienti. Quindi: se vincono, vincono alla grande. Se perdono, qualcuno interverrà a ripulire il pasticcio. Se avessero lasciato fallire le grandi banche di Wall Street nel 2008, ciò avrebbe causato un massiccio cambiamento di comportamenti. Invece, le grandi banche giocano ancora d’azzardo con i nostri risparmi, come se l’ultima crisi finanziaria non fosse mai accaduta. Alla fine, il loro comportamento sconsiderato sta per portare al collasso l’intero sistema finanziario globale. Avete notato come la maggior parte delle notizie su Cipro non contenga mai una spiegazione circa i motivi per cui le grandi banche siano crollate? Beh, la verità è che sono fallite perché stavano facendo scommesse incredibilmente spericolate con il denaro che era stato loro affidato! Nel frattempo, e con grande sorpresa, in Germania un nuovo partito – Alternative für Deutschland (AFD) – guidato da economisti, giuristi e cristiano-democratici ribelli chiede la dissoluzione dell’Unione monetaria prima che possa fare altri danni. “L’introduzione dell’euro – si legge sul sito del movimento – ha dimostrato di essere un errore fatale, che minaccia il benessere di tutti noi. I vecchi partiti sono esauriti. Essi rifiutano ostinatamente di ammettere i propri errori”. Esponente di punta è Hans-Olaf Henkel, ex capo della Confindustria tedesca, che ha addirittura definito il suo appoggio al progetto dell’euro “il peggior errore della mia vita professionale”. Il partito propone il ritiro tedesco dalla unione monetaria ed il ritorno al marco, assieme ai satelliti del centro-nord Europa (olandesi, austriaci, finlandesi) – un confine che corre lungo l’antica linea di frattura che divide i latini dalle “tribù germaniche”. Il Club-Med manterrà invece l’euro, godendo di una svalutazione immediata, in modo tale da avere la capacità di sostenere i debito contratti nella moneta unica. Lo spettro del default sovrano si allontanerebbe. Il nuovo partito spera di ottenere un buon risultato alle prossime elezioni federali di settembre, conquistando abbastanza voti per rimescolare le carte. L’ultimo sondaggio mostra che il 65% dei tedeschi giudicano l’euro “dannoso” ed il 49% pensa che la Germania starebbe meglio fuori dell’Unione Europea. Il consenso di tutti i partiti per l’unione monetaria non fornisce alcuna rappresentanza per quella fetta di elettorato che intende esprimere punti di vista discordanti e non sa a chi rivolgersi. I “ribelli” dell’AFD possono lottare per varcare la soglia 5% dei voti per guadagnare seggi al Bundestag, ma non ci sarà bisogno di prenderne troppi per affliggere Angela Merkel: la cancelliera è già in difficoltà, i suoi alleati del Partito Liberale (FDP) sono caduti al 4% nei recenti sondaggi. Non ci sono vincitori. Ogni paese è rovinato a sua volta e in modi diversi. La crisi che circonda l’euro ha inaspettatamente raggiunto un nuovo livello di crudeltà: le banche chiuse, i soldi evaporati, la fiducia distrutta. L’ultimo tabù della crisi dell’euro è stato travolti ed è giunta l’ora di arraffare direttamente i risparmi nei conti correnti. Nella propaganda incessante dei media e degli economisti con anello al naso, la moneta unica europea avrebbe portato prosperità, pace, benessere, posti di lavoro, stabilità sociale. Il fallimento dell’euro è sotto gli occhi di tutti. Una moneta gestita dal sistema bancario che ha privato gli Stati europei di una funzione sovrana fondamentale: l’emissione di moneta per il finanziamento a deficit del sistema economico. POLITICAMENTE ANNO VIII, N. 81 – MAGGIO 2013

Source: http://www.politicamente.net/pdfsaggistica/gabrielemaggio.pdf

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